Lettera del parroco

Storia… riassunta

 

 

Cari parrocchiani,

quest’anno 2006 completo i miei cinquant’anni di servizio parrocchiale alla Chiaiolella. Sono tanti; è mezzo secolo. I fedeli e gli amici hanno deciso di non far passare sotto silenzio quest’anniversario e si stanno dando da fare e da programmare. Io cerco solo di scavare nella memoria date e ricordi. Fu, infatti, nel pomeriggio del 3 giugno del 1956 che venne tra noi il cardinale Marcello Mimmi che mi affidò la cura e il governo pastorale della parrocchia di S. Giuseppe. Alla sua figura di gran signore voglio associare quella dell’amabile pastore cardinale Alessio Ascalesi che nel duomo di Napoli, il 31 maggio 1947 mi aveva consacrato sacerdote. Negli anni seguenti poi il paterno compiacimento del cardinale Corrado Ursi decise di insignirmi del titolo di monsignore.

All’attuale nostro arcivescovo, cardinale Michele Giordano sono grato soprattutto per aver accolto la mia richiesta di elevare questa parrocchia alla dignità di Santuario Diocesano di S. Giuseppe.

Sono contento di vivere in quest’epoca che ha visto cose grandi compiersi nel mondo: la fine del fascismo, lo sbriciolarsi del comunismo come un muro che crolla, la parabola dei Kennedy, che sembrò l’alba di un mondo nuovo ma che la feroce stupidità di un settore dell’america fece presto tramontare, in campo sanitario l’invenzione della pennicellina e i primi trapianti d’organi umani e lo sbarco dell’uomo sulla luna.

Abbiamo assistito all’evento senza paragone del Concilio Vaticano II con il genio di Papa Giovanni. Poi i primi passi dell’ONU, i primi tentativi dell’ecumenismo, i vagiti dei movimenti per la pace. Indubbiamente i 50 anni più densi della storia.

La sua ricchezza a me è toccato solo di sfiorarla: ricordo un discorso di Giorgio La Pira (Assisi), una stretta di mano con De Gasperi sulle Alpi, un incontro con Pio XII (Castelgandolfo), una confessione sacramentale con S. Pio da Pietrelcina (San Giovanni Rotondo), una Santa Messa concelebrata con Giovanni Paolo II e una colazione con lui (Roma).

 Forse E’ bene che non tralasci la particolare soddisfazione che provai nel fare una relazione sulla devozione a S. Giuseppe in Italia, al convegno internazionale di studi Giuseppini a Malta (1997)

Al mio lavoro in parrocchia si sovrappose, per 33 anni, anche quello dell’insegnamento religioso nelle scuole medie e liceali. Quanti ragazzi e quanti giovani ho avuto la gioia di incontrare!

Sono passati 50 anni; gratitudine al Signore e riconoscenza ai molti che sempre mi hanno dato una mano e un incoraggiamento.

E adesso continuo, con uguale passione, un po’ perché il cardinale non vuole accettare le mie dimissioni per limiti d’età, ma anche perché ho accettato come un bel dono di Dio la validissima collaborazione di Don Marco con un attività che si estende oltre i limiti della parrocchia.

Anche lui quest’anno festeggia un anniversario: 10 anni di sacerdozio.

Terminerei con una frase di S. Filippo Neri: “ Beati voi giovani che avete tanto tempo di fare il bene. Nessuno è più felice di chi spende le proprie energie per il popolo e per il Signore. Lo dico a tutti, anche se in modo particolare ai giovani.

Grazie e saluti cari.

                                                                                               Don Michele Ambrosino